Istituto Tecnico Industriale "G.M.Angioy" di Sassari                    Area Sostegno

Gli autistici assunti per lavorare sui software

 

Scritto da Michela Arru | 27 Maggio 2013

Spesso hanno delle straordinarie capacità in alcuni campi specifici, dalla musica alla matematica, possono memorizzare lunghe serie di dati, svolgere per ore dei compiti ripetitivi senza commettere errori o scovare incongruenze là dove altri non si accorgerebbero di nulla. Eppure di frequente gli autistici sono tagliati fuori da un mercato del lavoro che non tiene sufficientemente conto delle loro esigenze. Ora, per la prima volta, una grossa azienda tedesca tenta una nuova strada.

 

 

Sap, la più grande società di software in Europa, vuole assumere centinaia di persone affette da autismo, impiegandole come programmatori, collaudatori di software e specialisti nel controllo della qualità dei dati. Entro il 2020 l’1% dei 65.000 impiegati del gruppo dovrebbero essere soggetti con disturbi autistici, ha comunicato la società. Un dato scelto non a caso: secondo alcune stime gli autistici rappresentano proprio l’1% della popolazione complessiva.

«Cerchiamo persone che pensano in modo differente», ha spiegato il capo del personale, Luisa Delgado: «Sap può affrontare le sfide del ventunesimo secolo soltanto se impieghiamo dipendenti che pensano diversamente e promuovono in tal modo le innovazioni». La società spera che le qualità che contraddistinguono non di rado gli autistici – dall’estrema precisione all’attenzione per i dettagli - possano contribuire a rafforzare la capacità d’innovazione del gruppo. Una speranza basata su esperienze concrete: insieme a Specialisterne, un’azienda danese che vuole facilitare l’assunzione di autistici nel settore informatico ed è controllata da una fondazione che punta a creare un milione di posti di lavoro per persone autistiche, Sap ha già elaborato due progetti sperimentali, in India e in Irlanda. In India ad esempio, dove nel 2011 sono state assunte sei persone autistiche per testare i software del gruppo, la produttività e la coesione del team è migliorata. Per questo ora il gigante tedesco dell’informatica vuole allargare il progetto ad otto Paesi (quelli in cui ha un proprio «lab» - l’Italia è pertanto esclusa). Si parte quest’anno con Germania, Stati Uniti e Canada. «C’è un grande interesse, in giornata abbiamo ricevuto svariate telefonate di genitori di ragazzi autistici», riferisce il portavoce di Sap Hilmar Schepp.

Di fatto la società tenterà in scala più grande quello che già sperimenta Auticon, una piccola società tedesca di IT. Fondata da Dirk Müller-Remus, padre di un bambino autistico con eccezionali capacità nel settore musicale, Auticon è stata la prima azienda in Germania a impiegare soggetti autistici come consulenti nel settore dell’IT. Partita nel 2011 da Berlino, oggi conta sette impiegati nella capitale tedesca, quattro a Düsseldorf e presto altri cinque a Monaco, tutti impegnati nel testare software e analizzare siti alla ricerca di errori. «Finora abbiamo fatto esperienze ottime e anche il feedback dei nostri clienti è assolutamente positivo», spiega il portavoce Tilman Höffken.

Le persone autistiche potrebbero lavorare non solo nell’IT, ma anche in biblioteche e archivi, nota il professore Matthias Dalferth, membro del comitato scientifico dell’Associazione tedesca per la promozione delle persone con l’autismo. Tuttavia, aggiunge, c’è bisogno di specifiche condizioni: una precisa organizzazione della giornata, ad esempio, o direttive chiare ed esplicite. Alla Auticon, ad esempio, non ci sono telefoni nell’area di lavoro, per evitare che la suoneria possa innervosire gli autistici, e sulle pareti bianche non ci sono manifesti o quadri troppo colorati.

Chiunque conosca di persona l’autismo, in una qualsiasi delle sue infinite varianti, non può che essere contento per quanto promette il colosso tedesco del software. E' possibile che quel centinaio di persone saranno ottimi programmatori e sicuramente porteranno idee di sviluppo software che poco avranno di convenzionale. È facile che la signora capo del personale della Sap conosca molto bene gli studi, che da anni si fanno in accreditati ambienti scientifici, sui legami tra alcuni geni che determinano l’autismo e comportamenti o attitudini non solamente legati a uno stato di disabilità.

In particolare esiste un’infinità d’individui con particolari talenti in campi come la fisica, l’ingegneria, la matematica e, appunto, l’informatica che possono essere ascritti ai così detti autistici ad alto funzionamento. Lo stesso vale per coloro che appartengono alla «famiglia» della sindrome di Asperger, molto simili per natura agli autistici per l’aspetto relazionale, ma che non hanno ritardi linguistici e cognitivi. È chiaro quindi che se, una volta tanto, non si parla di una disabilità come limite, ma piuttosto come un’ opportunità maggiore, la soddisfazione non può che essere altissima. Esiste però un aspetto che è necessario puntualizzare, proprio perché nella notizia si parla di «cento autistici» e ogni volta che il termine autistico compare in un medium d’informazione è sempre bene specificare di cosa si tratti.

Si conosce una molteplicità di autismi, uno spettro ampissimo che è compreso tra un ragazzo molto intelligente, imbattibile nei calcoli matematici, che parla senza mai fermarsi toccando un numero impressionante di campi dello scibile umano, dalla fisica quantistica, alla teologia, alla meccanica, all’astronomia…Ma all’estremo opposto ce ne è un altro che presenta scarsissima o inesistente capacità verbale, grossissimi limiti cognitivi e soprattutto ha bisogno di essere seguito costantemente nel corso della giornata perché il suo comportarsi «balzano» può esser causa di seri problemi per sé e per chi gli sta vicino.

È comunque una caratteristica costante, degli individui inseribili nello spettro autistico, quella di sorprendere per l’eccentricità di punti di vista, oltre ogni loro reale capacità di esprimerli compiutamente, almeno attraverso gli strumenti convenzionali che l’umanità neuro tipica usa per relazionarsi. È importante che si consideri che hanno diritto ad esistere anche gli autistici che nessuno chiamerà a fare un lavoro complesso, anche se non assomigliano per nulla a Rain Man, ma tanto meno al piccolo Martin della serie televisiva «Touch», genio matematico e veggente, nonché ultima declinazione dei fantastici «savant», protagonisti molto poco realistici della più ricca fanta-letteratura sull’autismo.

Fonte: Tutto Scienze